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L’APPRENDIMENTO MOTORIO NEL GOLF

L’osservazione più frequente che sento fare dai miei allievi, soprattutto principianti, è come mai non si vedano dei progressi o questi progressi siano così lenti ad arrivare e non siano duraturi come, invece, ci si aspetterebbe. “Ieri ho giocato benissimo, sembravo un fenomeno, oggi invece non alzo una palla!”.

Ma cosa succede quando cerchiamo di imparare un determinato movimento per acquisirlo e renderlo il più naturale possibile?

Il nostro cervello funziona come un computer. E’ l'hard disk del sistema, un hard disk vergine, e come in ogni computer dobbiamo caricarci anche un software che ci permetta di eseguire il programma per il quale è destinato.

Nel caso specifico dobbiamo caricare il software che ci porti ad eseguire il gesto atletico dello swing. Ma non è così semplice come nella realtà. Questo software ce lo dobbiamo creare noi stessi e sono numerosissimi i fattori che intervengono o possono intervenire per portarci sia al successo che all’insuccesso.

Quando noi studiamo una materia, che sia matematica, storia, italiano o altro ci serviamo di simboli che sono universalmente riconosciuti, uguali per tutti e che il nostro cervello recepisce come tali. Se la Maestra scrive alla lavagna 2+2=4, noi lo copiamo sul nostro quaderno e il nostro cervello imparerà che 2+2=4 come il cervello di tutti i compagni di classe e così per tutti. E’ un dato di fatto oggettivo ed incontrovertibile. 

Ma quando dobbiamo imparare un atto motorio come anche un gesto atletico le cose cambiano. In questo caso 2+2 non fa più 4 per tutti.

Innanzi tutto il nostro cervello non ha più a disposizione dei dati oggettivi di valutazione (simboli, cifre, lettere) ma solamente delle sensazioni che, ovviamente, non possono essere trasmesse dal Maestro all’allievo. Entriamo, quindi, nel soggettivo ed ogni individuo è un’entità unica e a se stante.

L'allievo, con l'aiuto del Maestro, deve riuscire a sintetizzare le proprie sensazioni indirizzandole al compimento del gesto seguendo la propria capacità di “visualizzazione” interiore. Ecco perché nella prima fase dell'apprendimento motorio è così importante “guardare” e cercare di “copiare” il gesto atletico tanto è vero che si dice che il golf, come tutti gli altri sport, non si insegna ma si impara.

Non voglio, però, addentrarmi in un discorso troppo tecnico. Cercherò solamente di elencare e spiegare brevemente quelle che sono le 3 fasi dell’apprendimento motorio. 

Prima di tutto, per effettuare un movimento è necessario:

  • inviare attraverso i canali nervosi le istruzioni che attivano i muscoli che contraendosi producono un movimento (non esiste la memoria muscolare)
  • un'abilità motoria è appresa quando questi processi avvengono in modo rapido, efficace e senza un controllo cosciente massiccio

 

Fasi dell’apprendimento motorio

  1. Fase della coordinazione grezza
  2. Fase della coordinazione fine
  3. Fase della coordinazione avanzata

 

Fase della coordinazione grezza:

  • forte intervento della coscienza
  • azione imprecisa
  • il movimento viene eseguito in maniera grossolana
  • sono frequenti gli errori
  • il movimento viene spesso interrotto
  • la coordinazione segmentaria e la capacità di accoppiamento di movimenti risulta carente

In questa fase:

  • semplificare l’azione
  • introdurre gradualmente le difficoltà
  • presentare immagini dell’azione da apprendere (dimostrazioni, filmati, ecc….)
  • far seguire alle informazioni l’esecuzione

 

Fase della coordinazione fine:

  • migliora la qualità del movimento e diminuisce l’intervento mentale cosciente
  • il movimento diventa più fluido e preciso
  • cresce la capacità dell’allievo di riconoscere da solo sempre più errori ed imprecisioni

In questa fase:

  • aumentare le difficoltà motorie in base ai progressi
  • verificare la percezione della corretta esecuzione del movimento
  • limitarsi agli aspetti rilevanti

 

Fase della coordinazione avanzata:

  • l’abilità appresa viene eseguita in forma automatizzata spostando l’attenzione sugli aspetti tattici
  • i programmi motori sono adeguati e ben strutturati

In questa fase:

  • utilizzare parole chiave per richiamare il gesto atletico
  • aumentare le richieste esecutive finalizzandole ad un compito tattico strategico
  • feedback

 

Per migliorare l’apprendimento:

  • cambiare le condizioni esterne
  • modificare le regole del gioco
  • aumentare gradualmente il numero delle variabili da seguire
  • eseguire esercizi in stato di affaticamento

Bisogna sottolineare il fatto che ogni gradino che noi saliamo nella scala dell’apprendimento mantiene in comune una parte con il gradino precedente. Ecco perché risulta così difficile liberarsi dalle cattive abitudini.

Ed è questa una delle cause principali che portano l’atleta, in questo caso il golfista, a desistere dal cercare di modificare il proprio swing e ad accontentarsi della propria mediocrità “certa” piuttosto che spendere tempo e fatica nel tentativo “incerto” di migliorare ed eliminare i propri difetti.

Ricordate che il golf è un gioco di sensazioni dove quello che si pensa di fare e quello che si fa realmente raramente, anzi quasi mai, coincidono.

Coltivate, perciò, le vostre sensazioni perché sono queste che vi possono permettere di avere e “ritrovare” un gesto corretto e ripetitivo e non scoraggiatevi se non ci riuscite in tempi brevi.

Come già detto in precedenza, la disciplina del Golf richiede, difatti, al contrario di altri sport un programma di apprendimento alquanto lungo e variabile a seconda delle attitudini dell’allievo e, generalmente, direttamente proporzionale al tempo ed all’impegno dedicato da questi al proprio allenamento.

Provate a pensare a tutti i fattori che possono concorrere nella riuscita o meno della prestazione e vedrete che sarete più ottimisti ed avrete un atteggiamento più positivo, cosa che, nell’apprendimento, sicuramente non guasta.

Tenete, inoltre, presente che sull’”hard disk” potete caricare solo un “programma” alla volta. Evitate, quindi, di sovraccaricare il sistema con una miriade di informazioni che porterebbero solo alla confusione, ad un “blocco” e, quindi, ad un risultato negativo. Concentratevi solo su una o due cose al massimo facendo ben attenzione di non inviare messaggi contraddittori al vostro cervello.

A tale proposito, voglio raccontarvi un aneddoto su Albert Einstein, il famoso fisico padre della Teoria della Relatività, ed il Golf.

Spinto, quasi forzato, da un amico golfista a provare, Einstein acconsentì a recarsi al vicino campo dove gli era stata prenotata una lezione. Il Maestro, tutto preso da chi aveva di fronte e pensando di fare bella figura, cominciò a tempestarlo di nozioni su come si dovesse impugnare il bastone, come prendere posizione sulla palla e di tecnica su come si dovesse eseguire lo swing. Ad un certo punto Einstein lo fermò, si chinò, raccolse quattro palline e cominciò a tirarle, una alla volta, verso il Maestro. Questi, guardandolo stupito, le prese al volo. Allora Einstein se le fece restituire e, questa volta, gliele tirò tutte insieme. Ovviamente il Maestro, rimasto interdetto, non riuscì a prenderne neanche una e Einstein gli disse: ”Vedete giovanotto, il nostro cervello funziona proprio in questo modo. Può pensare ed apprendere solo una cosa alla volta!”.

 

“E’ una cosa curiosa, più pratico e più divento fortunato.” § Arnold Palmer

 

Roberto Russo

PRO presso Maremma Golf Club

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